Il presidente Mario Breglia a Forum immobiliari: «non mancano i soldi, mancano le persone».

UntitledIl mattone ha finalmente iniziato a risollevare la testa? Le stime contenute nel recente comunicato dall’Agenzie delle Entrate sembrerebbero fugare ogni dubbio: i dati del secondo trimestre sono molto più positivi di quanto si poteva sperare, con un numero di compravendite che si attesta attorno al +20%. Ma è troppo presto per cantare vittoria. Parola di Mario Breglia, Fondatore e Presedente dell’Istituto Indipendente di Ricerca Scenari Immobiliari.

Intervenuto sta mattina, nel corso della conferenza di apertura della 24° edizione di Forum Immobiliari, in scena a Santa Margherita Ligure fino a domani (17 settembre), ha invitato alla cautela. E’ vero, «i dati indicano che nel 99% delle aree del mercato immobiliare i volumi sono aumentati e il fatturato segna un rincuorante +3,6%. Questo significa che le famiglie italiane sono tornate a fare quello che hanno sempre fatto: investire nel mattone». Ma anche se la ripresa c’è, avvisa, «non ha niente a che vedere con il boom di 10 anni fa».

«Oggi – sottolinea Breglia – occorrono circa 6 annualità di reddito per comprare casa. Un dato, questo, che segna il minimo storico negli ultimi 50 anni. Tuttavia le compravendite si attestano a quota 450-460mila. Se si pensa che nel 2008, anno di maggiore espansione del mercato immobiliare, ne occorrevano 9 e si sono scambiate 800mila case, si capisce che qualcosa non va». E allora, viene da chiedersi, a fronte di tante condizioni favorevoli, dove sta il problema? Il presidente di Scenari Immobiliari non ha dubbi: «mancano le persone. Il boom dei primi dieci anni del secolo è stato dovuto a 5 milioni di immigrati lavoratori che, trasferitisi in Italia per trovare lavoro, hanno acquistato casa. A cui vanno sommati gli oltre 2 milioni di italiani che si sono spostati dal sud al nord del Paese». Oggi, invece, i flussi migratori di italiani sono almeno la metà e le migrazioni sono migrazioni per necessità e non per lavoro. Senza contare che gli indici di natalità scendono sempre più impicchiata.

E allora cosa ci aspetta nel futuro? «Le prospettive naturali del mercato immobiliare sono di ridimensionamento», ma si badi bene, aggiunge Breglia, «questo non significa un ridimensionamento del business. Sono solo cambiate le regole del gioco: la competizione avviene oggi dentro l’immobile e non più fuori e la chiave è l’innovazione».

E c’è chi pare aver capito come farlo. Al punto da poter essere assunto a modello di business innovativo da seguire in questa “New Normal”. Chi? Niente meno che la vicina e ben organizzata Germania , dove – come ha sottolineato nel corso dell’incontro, Paola Gianasso, responsabile mercati esteri di Scenari Immobiliari - «nel primo semestre del 2016, sono stati concessi 180mila permessi per costruire Social Housing, strutture nate per ospitare i profughi e intercettare questa nuova domanda». 

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