aste immobiliari620x315Le procedure esecutive immobiliari non potranno contare più di quattro aste. Lo prevede la riforma del processo civile, fresca di approvazione della commissione Giustizia della Camera, che fissa un numero massimo di tre tentativi di vendita forzata, più un quarto a offerta libera se dovesse andare deserto questo ulteriore esperimento. E, nel caso di mancata partecipazione al quarto e ultimo tentativo, il giudice è obbligato a chiudere il pignoramento e la casa tornerà al debitore.

Rispetto a prima, le novità sono evidenti. In precedenza, in più di un’occasione le aste andavano deserte e si innescava un circolo vizioso di prezzi al ribasso e sottostima del valore dell’immobile. Ora, invece, il prezzo libero alla quarta asta incoraggia gli offerenti e facilita la vendita dell’immobile. Questo fa il paio con il bonus fiscale previsto dal Governo (decreto legge 18/2016 “Riforma delle Banche di credito cooperativo”), vale a dire l’abolizione dell’imposta di registro: dal 9 per cento del valore dell’immobile si passa alla misura fissa di 200 euro, a condizione però che l’immobile comprato all’asta giudiziaria venga rivenduto entro due anni. Quindi, il tutto dovrebbe rendere più semplice la liquidazione del bene pignorato. Ma non solo. Adesso, chiudere il processo per il giudice è un obbligo e non più una semplice facoltà; così come è definito il numero massimo di aste, a differenza della vecchia legge che, al contrario, non lo indicava; infine, il nuovo testo non pone condizioni alla chiusura anticipata della procedura se non il numero massimo di quattro aste.

Ancora, la riforma, che rende obbligatoria la vendita degli immobili con modalità telematiche, stabilisce che si possa anticipare il momento in cui il debitore dovrà abbandonare la casa pignorata. Ma salva la prima casa di abitazione del debitore, che dovrebbe continuare ad abitarla anche durante l’esecuzione forzata. Maggiori sono poi, come si legge inoltre nel testo, le garanzie nei casi di espropriazione di beni immobili indivisi, come la previsione dell’espropriazione dei beni in comunione legale mediante pignoramento dell’intero e restituzione al coniuge non debitore della metà del controvalore del bene, al lordo delle spese di liquidazione. Prevista anche l’impignorabilità dei beni mobili di uso quotidiano di non rilevante valore di mercato rinvenuti nella casa di abitazione del debitore.

di Giuseppe Maviglia

 

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